....che è anche una canzone di Ligabue, ma è stato scritto prima il libro.....

che è nella parte destra del blog da una vita, anche se ho terminato di leggerlo da un bel pò di tempo, ma volevo trovare il momento giusto per parlarne.
Un libro che mi era stato consigliato da una vita, contate che è stato pubblicato nel '63 .
Un libro, che esisteva in casa dei miei genitori in 4 copie.
Lo scrittore, ricorda/racconta la vita del suo paese,della sua famiglia, dagli anni 20 agli anni 60.
Ma lo fa , utilizzando il dialetto veneto, perchè, come egli stesso dice, "certe cose" se tradotte in italiano, perdono il loro senso reale.
La famiglia di mio padre era veneta.
Mio nonno, arrivando a Bologna, aveva cercato di perdere il dialetto, e parlava italiano, tranne quando si arrabbiava, in quel caso, la lingua d'origine, usciva come un fiume in piena, e io,ne rimanevo estasiata.
Mia nonna invece,non abbandonò mai il dialetto.
Lei parlava solo ed esclusivamente dialetto stretto.
Non le interessava che "il resto del mondo" la capisse,per lei io, ero la "putea".
Se da piccola, mi portava fuori,con la carrozzina, e qualcuno mi guardava e diceva : "che bella bambina", lei, aspettava qualche secondo e apostrofava la persona che aveva detto quella semplice frase con: "le na putea, no na bambina"
Insomma, un altro mondo.
Mio padre, nato a Bologna, visse questa incredibile dualità.
In qualche modo, si ritrovava in questo libro,era come, se si "leggesse".
Forse era per questo, che me lo aveva consigliato , ma , spesso, i figli, non fanno le cose che i genitori chiedono.
Poi,succede che le cose cambiano, che quella richiesta,che hai sempre snobbato, ti torna alla mente,e ti chiedi perchè non lo hai fatto prima, quando c'era il tempo di parlarne , di riderne, di approfondire con lui.
E ti viene l'esigenza , il bisogno di farlo.
E allora, divori il libro, e rivedi vecchi racconti di realtà che conosci, che ti sono state raccontate,e ti torna in mente "Costabisara con i suoi bigoi con le sardele", e la filastrocca

"Manina bela,fata penela,dove sito stà ?
Dal papà.
Cossa t'alo dà ?
Vin, pan, late,
gate, gate, gate"

E ti viene da ridere, e vorresti tirare su il telefono e dirglielo.
Sinceramente, non so se consigliare o no, questo libro.
Se si vuole leggere uno spaccato della vita di provincia, specificatamente provincia veneta,per vedere "come eravamo",direi che è perfetto.
Ci sono capitoli del libro estremamente esilaranti, dove leggi e sorridi, ma di base,c'è una malinconia, per qualche cosa che era , che c'era e che non c'è più.